Frequentemente, nel camminare attraverso la nostra paura, scopriamo che la forza della nostra paura non era in sintonia con la realtà.
Le situazioni, le attività e gli individui che ci spaventano rimangono statici.
La loro intensità relativa non cambia.
La paura, d'altra parte, si auto alimenta.
È quando hai paura e immagini tutto ciò che potresti sbagliare che l'energia che sta alla base della tua paura cresce.
Un piccolo sfarfallio di ansia può facilmente svilupparsi in un terrore che si manifesta fisicamente e alla fine paralizza l'avvio.
Anche se spesso, camminando per quella paura, scopriamo che la forza della nostra paura non è in sintonia con la realtà.
E impariamo che fare ciò che ci spaventa può portare a grandi benedizioni.
Di fronte alla trepidazione aiuterà accettare che pochi scenari spaventosi diverranno mai i disastri negativi che a volte immaginiamo nelle nostre menti.

.....è un pomeriggio caldo, la strada è chiusa, gli ormoni viaggiano liberi nella mente, il caldo torrido anniebbia i pensieri, gli impegni sono tanti e sto andando in direzione del cuore ma la mente....la mente non ci abbandona mai, mi perdo......ma tutta la strada fatta, le esperienze, gli amici che mi aspettano diradano tutto quello che mi rende così debole.....




Sebbene la paura sia letteralmente un dono evolutivo inteso ad affinare i tuoi sensi e ad energizzarti durante i momenti di grande stress, può comunque diventare una barriera che impedisce di soddisfare le tue potenzialità, causando la perdita di esperienze gratificanti e mutevoli della vita. Durante il periodo prima di affrontare la tua paura, potrebbe essere necessario affrontare una barrage di pensieri e di emozioni negativi. Camminare attraverso di essa, se la tua paura è parlare in pubblico, partecipare ad un'attività che ti renda nervosa, o affermarsi quando le probabilità sono contro di te, può essere altrettanto difficile. Ma una volta che sei emerso indeciso dall'altro lato, che tu lo farai, probabilmente chiederai perché hai assunto il peggio in primo luogo. Mentre trascorri tempo a preoccuparsi di ciò che può succedere, è bene sapere che la tua paura probabilmente non accadrà affatto. Può sembrare che un grande peso sia stato sollevato dalle spalle e probabilmente sentirete un senso di orgoglio appassionato. Passeggiare per la tua paura può significare prendere rischi e richiedere sia la pratica che la pazienza. Dal momento che è impegnativo agire quando sei aggrappato alla paura, è importante avviare da piccoli i bambini.Ogni passo che prendi nella paura ti rafforzerà e ti aiuterà a affrontare i timori futuri con equilibrio, coraggio e fiducia. Troverete anche che quando si è disposti a guardare la tua paura in faccia, l'universo vi offrirà sempre una qualche forma di aiuto o sostegno. Quando vedi le altezze di realizzazione e di evoluzione personale che puoi raggiungere quando passi attraverso le tue paure, la tua fede in te crescerà, permettendo che il tuo prossimo passo sia più facile.
PS: RICORDA PUò DARSI CHE LA TUA PAURA SIA LI' PROPRIO PER SCASSARTI E CONDURTI DOVE HAI TIMORE DI ANDARE.
LA FELICITà è UNA SCELTA
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2 ore fa
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Oscar è tornato da Leonardo a Firenze, nella sua casa, due bambini ed una mamma per fronteggiare la bellezza della vita e le difficoltà del diabete T1. Solo chi vi è immerso può capirne la reale verità.
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La qualità della vita ha un'importanza inimmaginabile
AIUTATEMI
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SIMILA 392.4964722 (se non rispondo lasciate un messaggio scritto)
4 anni fà....6 di lavoro incessante con i cani da allerta, ancora tanto da imparare, voglia di aiutare, voglia di divulgare, voglia che le persone possano vivere più serene con un 4 zampe al loro fianco....
Che cosa potrei commentare?
Questa è una bambina in età da scuola materna (4 anni) che ogni giorno viene accompagnata dal suo DAD in classe e che la attende.......
Altro...

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Laiatici Simila ha condiviso un ricordo.
14 min
CHE EMOZIONI
DIABET T1
DIABETIC ALERT DOG
Scott Smith grateful to you.
4 anni fà
Visualizza i tuoi ricordichevron-right
 ricordi a breve termine di questa conferenza.
Lì sembrava tutto così normale.....beh vi assicuro che è tutto speciale ed incredibilmente utile.
"Il mio cuore batte forte e pompa sicuramente più sangue di 1 settimana fà".
Simila

Yama: i principi etici dello yoga 

Quando si inizia il lungo viaggio dello yoga è importantissimo mettere sia la mente che il nostro corpo nelle condizioni ideali per raggiungere i livelli più profondi dello spirito e gli yama e i niyama servono proprio a questo.
Per mettere le basi etiche e morali per praticare lo yoga correttamente e vivere uno stile di vita yogico.
Gli yama, così come i niyama, sono aspetti che spesso vengo sottovalutati da molti praticanti che vedono nello yoga solo un disciplina fisica, come se fosse uno sport, ma questa filosofia va ben oltre la pratica fisica delle posizioni.
E’ importantissimo conoscere quali sono gli yama ed i loro significato perché è proprio su questi che si basa una pratica corretta e uno stile di vita yogico.
“Gli yama, ma anche i niyama, sono le radici dell’albero dello yoga. Senza queste l’albero sarebbe più fragile e crollerebbe più facilmente”.
In questo articolo scoprirai che cosa sono gli yama, il loro significato e come è possibile applicarli non solo mentre esegui gli asana ma anche nella vita di tutti i giorni.
Buona lettura e buona scoperta degli yama 😉

Che cosa sono gli Yama?


“Non violenza, veracità, onestà, continenza e assenza di avidità per beni materiali al di là delle proprie necessità sono i cinque pilastri di yama”.
Gli yama sono il primo degli otto “anga” dello yoga descritti negli Yoga Sutra di Patanjali.
La parola yama deriva dalla redice yam che significa controllocontrollare e questo controllo si riferisce al comportamento del praticante.
Gli yama possono essere tradotti anche come astinenzefreni.
Sono considerati come dei veri e propri principi etici che hanno lo scopo di migliorare il modo di comportarsi di un sadhaka, il praticante, verso se stesso e verso gli altri.
“Gli yama possono essere considerati come le fondamenta della casa dello yoga. Senza di queste difficilmente la casa sarà stabile”.
A differenza dei principi morali che possono variare a seconda della cultura o della religione, i principi etici dello yoga sorgono dal bisogno dell’uomo di rispettare la sua natura e vanno al di la del tempo, del luogo, della cultura a cui si appartiene e della religione.
Quando nasciamo siamo tutti puri ma con il passare del tempo prendono il sopravvento i nostri impulsi violenti, egoistici, le paure, l’attaccamento, l’avversione e ci si dimentica da quello che siamo veramente.
Grazie agli yama è possibile prendere le distanze da tutto questo ed invertire la direzione verso cui si sta andando.
Spesso si confondono questi principi con dei veri e propri comandamenti ma c’è una grande differenza.
Mentre i primi sono stati solitamente dati dall’alto e se non si rispettano si fa un peccato, gli yama nascono dallo studio della natura dell’uomo e dall’esigenza di creare una vita in armonia con noi stessi e con gli altri.
Sono stati creati dall’uomo per l’uomo e dovrebbero coinvolgere non solo le azioni ma anche il pensiero e le parole.
Gli yama possono essere visti come l’inizio del percorso del praticante, ma sono sono da considerarsi anche anche come il suo fine.
Gli yama sono 5:
  1. Ahimsa: non violenza
  2. Satya: verità
  3. Asteya: non rubare
  4. Brahmacharya: continenza
  5. Aparigraha: non avidità nel possedere
Andiamo ora a vedere ogni yama nello specifico.

Ahimsa: non violenza, non fare del male

ahimsa yama
Il termine himsa  sanscrito significa violenza, fare del male e il suffisio a- invece significa non, perciò ahimsa può essere tradotto come non fare del malenon violenza.
Questo principio di comportamento è un concetto molto più ampio di quanto si può inizialmente immaginare.
Il “non fare del male” infatti, può essere applicato alla pratica fisica, ai pensieri, alle parole, ai comportamenti ed anche al mangiare.
Non essere violenti nella pratica fisica significa essere delicati con il proprio corpo. Molto spesso infatti succede che per arrivare a fare una posizione complicata si chiede troppo al nostro fisico, ci si allunga esageratamente, ci si stanca eccessivamente e perciò si infrange questo principio.
“Quando la non violenza in parole, pensieri e azioni è resa stabile, l’uomo abbandona la sua natura aggressiva e gli altri cessano di essere ostili in sua presenze”.
Praticare la non violenza nelle parole e nei pensieri significa invece comprendere che a volte quello che si pensa e quello che si dice possono ferire più di un pugnale.
Secondo me la cosa importante in questo caso è la motivazione per cui si fa o si dice qualcosa. Se le parole e le azioni sono provocate da una causa giusta, da valori nobili, da generosità, solidarietà e lealtà, allora molto probabilmente stiamo rispettando il concetto di “non violenza”.
Il non fare del male sicuramente può essere collegato anche al tipo di dieta che si segue.
Questa è la principale motivazione del perché la maggior parte delle persone che praticano yoga sono o diventano vegetariane/vegane.
Il fatto di non mangiare carne, e qualunque cosa che deriva da animali, spezza la catena della sofferenza a cui gli animali degli allevamenti sono sottoposti.
Naturalmente è giusto applicare il principio della non violenza con equilibrio, giudizio e maturità senza che sfoci in comportamenti esagerati.

Satya: non mentire, verità

satya yama
Quando il sadhaka (il praticante) è ben stabilità nella pratica della verità, le sue parole, diventano così potenti che qualsiasi cosa dica di realizza”.
Anche in questo caso, il principio di satya va ben oltre il dire la verità ed è molto più sottile.
La verità riguarda pensieri, parole ed azioni e quando si mette in atto bisognerebbe farlo sempre con assoluta consapevolezza perché a volte si rispetta questo principio ma se ne infrangono altri.
Per esempio se io dico la verità ad una persona ma quella verità fa stare male quella persona non sto rispettando ahimsa perché sono violento nei suoi confronti.
La verità non è un arma di cui abusare, e la spada della verità possiede due lame a cui bisogna fare attenzione.
Verità nel comportamento significa comportarsi come si è veramente e non a seconda della circostanza o dello scopo che ho in quel momento.
Applicare satya significa anche vedere le cose per quello che realmente sono e non a seconda degli schemi mentali che creano solo una falsa illusione.
E’ importantissimo applicare questo yama nella pratica degli asana perché spesso si infrange questo principio.
Quando si pratica infatti, accettare la situazione del corpo in quel momento, accettare la propria età, accettare i propri limiti, significa essere veri con se stessi.

Asteya: non rubare, onestà

asteya yama
Steya in sanscrito significa rubare perciò asteya è il suo opposto cioè non rubareonestà.
Da piccoli ci insegnano il non rubare un oggetto ma asteya è un principio molto più profondo.
Il non rubare può essere applicato per esempio al cibo. In questo caso può essere inteso anche come il non mangiare troppo perché, ogni volta che lo si fa, questo va ad influire indirettamente sulla popolazione che invece mangia molto meno del dovuto solo perché una piccola parte della popolazione mondiale consuma la maggior parte delle risorse della terra.
Il fatto di essere vegetariani è dovuto anche al fatto di non rubare la vita agli altri animali.
“Quando l’astensione dal rubare è fermamente stabilità, allora arrivano le gemme più preziose”.
Nella pratica fisica satya può essere inteso come il non rubare, ma anche il non desiderare, le abilità degli altri.
Ognuno di noi ha delle qualità uniche perciò cerchiamo di non desiderare quello che non è nostro. Alcuni di noi sono più forti, altri sono più flessibili, altri ancora sono più bravi con l’equilibrio.
Questa è la natura e bisognerebbe accettarla senza giudizio.
Anzi, spesso succede che chi ha più difficoltà all’inizio diventa un insegnante più apprezzato perché riesce a trasmettere ai praticanti come superare quelle difficoltà rispetto a qualcuno che magari non le ha dovute affrontare.

Brahmacharya: continenza

brahmacharya yama
Brahmacharya è uno yama molto discusso e spesso male interpretato perché molti praticanti pensano che per essere delle persone spirituali bisogna praticare la castità.
Non è così.
Può essere inteso in questo senso solo se si sceglie di seguire la via monastica.
Al di fuori di questo caso, può essere interpretato come non sprecare l’energia vitale in attività futili ma cerca di usarla per pratica.
“Quando il sadhaka (praticante) è fermamente stabilità nella continenza, la conoscenza, il vigore, il valore e l’energia fluiscono verso di lui”.
Secondo lo yoga la forza sessuale è molto potente e se usata per altri scopi diversi dalla pratica può portare il praticante fuori strada.
Se usata per la ricerca spirituale invece aiuta il praticante a trovare la via dello yoga.
Inoltre è giusto ricordare che i più grandi yogi della storia avevano famiglia quindi uno yogi può praticare o non praticare l’astinenza sessuale. Anzi a volte, se si reprime la propria energia sessuale, si va solo contro la propria natura.
La cosa importante secondo me da tenere a mente è che, se si usa questa energia solo ed esclusivamente per il piacere dei sensi, allora si va contro questo principio.

Aparigraha: non avidità, non possesività

aparigraha yama
Non avidità può essere intesa come astenersi dal superfluonon possessività e quindi anche non desiderare quello di cui non abbiamo veramente bisogno.
Quando si desidera troppo, anche cose del tutto superflue, si genera desiderio che a sua volta porta attaccamento, e questo è una delle afflizioni della mente che lo yoga dovrebbe combattere.
L’attaccamento ai beni materiali, al corpo, ma anche ai pensieri andrebbe evitato altrimenti verrano prodotti dei “semi”che si manifesteranno in futuro.
“La conoscenza delle vite passate e future si rivela quando la persona è libera dall’avidità di possedere”.
Quando invece non si desidera nient’altro che quello che si ha ci si rende conto che tutto quello di cui abbiamo bisogno si trova dentro di noi.
Nella pratica prettamente fisica invece questo yama può essere inteso come non attaccamento al progresso perché più lo si è e meno progressi si vedono.

Conclusioni

Come avrai certamente capito da questo articolo gli yama sono molto più importanti di quello che si pensa e possono essere considerati come le radici dell’albero dello yoga descritto da Patanjali.
Il rispetto di ahimsa porterà uno yogi a non essere più violento né con se stesso né con gli altri, seguendo satya sarà vero nei pensieri, nelle parole e nelle azioni.
Grazie a asteya non ruberà più niente e sarà onesto con se stesso, con il rispetto di brahmacharya userà l’energia vitale per scopi nobili e non per soddisfare i sensi, e infine rispettando aparigraha si terrà lontano dal superfluo rendendosi conto che tutto quello che desidera si trova all’interno e non all’esterno.
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